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Raccolta
di esercizi VOLUME TERZO |
Qualcuno si potrebbe chiedere che senso e che utilita'
possa avere oggi la pubblicazione di un manuale di solfeggio.
Da una parte infatti si riscontra una vera e propria inflazione di testi di
dimensioni piccole e grandi, datati e piu' recenti, a stampa e manoscritti,
i quali tutti si prefiggono come scopo la preparazione dell'esame di licenza
in Teoria e Solfeggio.
D'altra parte non mancano le critiche e talvolta gli attacchi pretestuosi proprio
contro quella disciplina che prende il nome di "solfeggio parlato":
qualcuno ne suggerisce la definitiva eliminazione dai programmi dei Conservatori,
in quanto pratica retriva, inutile se non dannosa, comunque non allineata con
i programmi degli studi musicali di quei paesi che, per definizione, siamo abituati
a ritenere didatticamente superiori.
Lungi dal voler assumere una posizione reazionaria, mi sembra ragionevole valutare
con serenita' che cosa e' il solfeggio parlato e a che cosa mira, rendendoci
conto invece di cosa comunque non deve mai essere.
Come gia' accennato in prefazione ai due volumi del Manuale di Musica, che ritengo
strettamente legato alla realizzazione esatta e musicale degli esercizi contenuti
nel Manuale di Solfeggio, il solfeggio parlato rappresenta una esercizio di
lettura musicale che va oltre la semplice lettura ritmica; lo si puo' considerare
un solfeggio cantato facilitato, con l'intonazione solo simbolica, un ponte
tra la ritmica pura e l'esecuzione musicale vera e propria, dotata di fraseggio,
respiro e di uno stretto rapporto tra ritmo e melodia.
La realizzazione dei principali abbellimenti, pur nella
genericita' e nella fissita' delle regole di base, trova nel solfeggio parlato
un utilissimo esercizio propedeutico: aldila' delle particolarita' che comporta
ogni diverso idioma strumentale, il "dire" l'abbellimento conduce
ad una giusta pronuncia strumentale, alla esatta collocazione ritmica e alla
definizione del significato musicale del singolo ornamento. Si crea cosi' la
base per una successiva specializzazione vocale e strumentale, che ovviamente
contempli una maggiore liberta' esecutiva e una aprirsi a stili e prassi diversi.
Il problema dell'interpretazione degli abbellimenti rappresenta pertanto una
campo di applicazione in cui il solfeggio parlato e' insostituibile.
Il solfeggio parlato, questo "grande accusato", soffre piuttosto del
modo scorretto con cui e' stato tanto tempo praticato e al quale ancora oggi
si indulge. Spesso infatti il solfeggio si riduce a una scansione sillabica
del testo musicale, con frazionamento dei valori della reiterazione delle vocali
e distruzione sistematica di tutte le sincopi con sottolineatura vocale forzata
dell'accento metrico in luogo di quello ritmico. Quand'e' cosi' si puo' a ragione
parlare di pratica inutile e dannosa, da eliminare senz'altro.
Si raccomanda invece l'esatta pronuncia delle sillabe, con il raddoppio delle
consonanti laddove si voglia ottenere la precisione nella collocazione ritmica
delle note e l'efficacia dell'accentuazione.
Si ritiene indispensabile la tenuta della vocale sul fiato nei valori lunghi,
senza reiterazione della vocale stessa e la corretta valorizzazione delle sincopi
e di tutti gli eventi ritmici. Anche la respirazione e il fraseggio devono essere
adeguati ad una esecuzione musicale, rilevando ogni qualvolta sia possibile
anche i segni di articolazione, di dinamica e di agogica. Condizione essenziale
a questa pratica e' l'interiorizzazione della pulsazione, pur scandita attraverso
il gesto della mano, che altro non e' se non l'antico e modernissimo "tactus".
La funzione del Manuale di Solfeggio e' quindi quella di sussidio alla preparazione
delle prove di solfeggio parlato (chiave di sol e setticlavio) presenti nel
programma d'esame di licenza di Teoria e Solfeggio, integrando cosi' i due volumi
del Manuale di Musica che ne rappresentano il complemento. Una tavola di raccordo
appositamente predisposta suggerisce i collegamenti tra i vari volumi.
Mario Fulgoni