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Nuovo
metodo pratico VOLUME SECONDO |
Nella maggior parte dei metodi ancora oggi
in uso per la "divisione" e per il "solfeggio" i problemi
ritmici vengono spesso affrontati e risolti a livello imitativo e tacitamente
ripetitivo.
In pratica viene di volta in volta presentata e visualizzata una diversa formula
ritmica la quale, dopo le dovute delucidazione e l'esempio, verra' ripetuta
meccanicamente e costantemente fino ad esaurimento degli appositi esercizi.
A nostro parere tale impostazione elude i problemi ritmici piuttosto che affrontarli
direttamente e alla radice, non consentendo all'allievo di raggiungere la necessaria
autonomia a livello mentale e musicale.
Nel presente lavoro ci si propone allora di ribaltare tale atteggiamento didattico,
presentando e analizzando la materia alla luce della razionalita' e della logica
del discorso musicale.
Non e' infatti sufficiente che l'allievo conosca il valore matematico delle
singole note (1/4, 1/8 ecc. non rappresentano che pure astrazioni) e il loro
organizzarsi in misure intese come somma di quantita', ma e' soprattutto necessario
che comprenda l'esatta "Collocazione ritmica" in relazione ad un piu'
ampio contesto.
I problemi interni alle singole cellule ritmiche e alle varianti relative vengono
di volta in volta interiorizzati e scomposti dal ragionamento, nell'intento
di favorire il raggiungimento di una totale indipendenza. Le capacita' di attenzione
e di concentrazione sono rese attive attraverso una tensione intelligente ed
efficace di stimoli. La strutturazione chiara e organica, articolata su criteri
di logica e di gradualita' e' infatti condizione essenziale per formare nell'allievo-musicista
un abito mentale completo, analitico e sintetico allo stesso tempo, sviluppando
quella autonomia e prontezza nella percezione e quella autonomia critica che
rappresentano i requisiti fondamentali per affrontare qualsiasi realta' musicale
e in particolare quella attuale.
Detto cio' e' giusto far osservare che il presente metodo non vuol porsi in
alternativa e comunque in sostituzione della abituale pratica del solfeggio,
inteso come solfeggio "parlato".
Il MANUALE DI MUSICA, pur essendo autosufficiente a livello formativo, deve
essere corredato dalla pratica del Dettato musicale e del Solfeggio parlato
per chi intenda affrontare gli studi a livello accademico, con relativo esame
in Conservatorio.
A tali problemi sono dedicati il corso di dettato - DETTATI ed. LA NOTA 1989
- e i tre volumi del - MANUALE DEL SOLFEGGIO -: in prefazione al Manuale di
Solfeggio sara' discussa in modo approfondito la validita' e giusta pratica
di quest'ultima disciplina.
Sia qui detto solo per inciso che il tanto vituperato solfeggio parlato, ampiamente
attaccato da didatti e musicisti in genere, deve a sua fama di pratica inutile
se non dannosa al modo scorretto con cui spesso e' stato ed e' tuttora affrontato.
A nostro parere il solfeggio conserva tutta la sua dignita' didattica e la sua
dimensione storica solo se viene recuperata la sua funzione propedeutica, cioe'
il suo farsi ponte tra la pura ritmica e l'esecuzione musicale vera e propria.
Se vogliamo considerare il solfeggio parlato come un solfeggio cantato facilitato
attraverso l'intonazione simbolica, la sua esecuzione deve conservare tutta
l'integrita' musicale della pagina che si legge, educando cosi' alla immediata
percezione e realizzazione di tutto cioe' che il segno musicale rappresenta
(eccezion fatta per il parametro "altezza").
Cio' che non ha piu' senso di esistere non e' allora il solfeggio parlato in
se', ma piuttosto un certo tipo di pratica, con suddivisione e scansione vocale
della sillaba-nota, con appoggio costante sui tempi forti o sulla parte forte
della pulsazione con le inevitabili conseguenze: frazionamento del suono nelle
note lunghe e annullamento di tutti gli effetti di sincope e di contrasto ritmico,
sulla base di una costante e normale unificazione degli elementi metrici con
quelli ritmici.
Il risultato piu' eclatante di tale prassi e' la contraddizione del reale significato
del segno musicale e pertanto di una diseducazione alla corretta lettura.
Nel "Manuale della Musica" si intende "educare" alla interiorizzazione
mentale della pulsazione, fattore indispensabile all'interpretazione del fraseggio
del discorso musicale.